La professione di insegnante è diventata o sta diventando una professione monopolizzata dalle donne, ossia è una professione tipica del mondo femminile. Ci sono professioni tipicamente femminili e altre invece tipicamente maschili. Quella di insegnante è una professione vieppiù femminile.
Ne parla Dirk Van Damme, il capo della Divisione degli indicatori scolastici e della valutazione nella Direzione dell'educazione dell'OCSE nonché direttore del CERI, il Centro dell'OCSE per la ricerca e l'innovazione nella scuola, nell'ultima versione del blog dell'OCSE sulla scuola (http://oecdeducationtoday.blogspot.fr/2017/03/why-do-so-many-women-want-to-become_1.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+EducationtodayBlog+(educationtoday+blog).
Van Damme aggiorna informazioni già note da decenni e dimostra con dati alla mano provenienti dalla miniera di dati comparabili dell'OCSE che la professione di insegnante si femminilizza a ritmo accelerato e fornisce un'informazione sorprendente connessa al livello salariale comparato delle donne insegnanti nelle scuole primarie rispetto a quello dei maschi con titoli simili che spiegherebbe almeno in parte l'attrazione della professione insegnante esercitata tra le donne. L'accelerazione della professione si osserva comparando per esempio la percentuale delle donne insegnanti nella scuola media nella fascia d'età inferiore ai 30 anni (ora superiore al 70%), mentre tale proporzione è del 65% nella fascia di età superiore ai 50 anni.
Van Damme conclude il blog affermando che l'uguaglianza di genere nella scuola, uguaglianza che non esiste affatto ( per esempio la proporzione delle donne preside o dirigenti di scuola è nettamente inferiore a quella degli uomini , oppure la proporzione delle donne nel settore universitario -- nell'ambito internazionale si parla piuttosto di settore terziario -- è solo del 43%, nonostante l'assenza o la debolezza di disparità salariale tra gli stipendi delle donne e quelli degli uomini insegnanti. L'uguaglianza tra uomini e donne nella scuola potrà essere raggiunta se al di fuori della scuola la disparità di rimunerazione tra uomini e donne non solo sparisca ma sia meno svantaggiosa per i maschi a parità di titolo e se ovviamente la politica scolastica diventi meno segregatrice nei confronti della donne che non lo sia oggigiorno ma si deve tenere conto del fatto che gli stipendi dei laureati uomini comparati a quello delle maestre che sono pure laureate sono in genere meno attraenti. .Questo divario vale anche per l'Italia.In altri termini è più vantaggioso per una donna scegliere di diventare insegnante delle scuole primarie che non praticare un'altra professione.
Quando ero bambino tra il 1946 e il 1950 negli anni di scuola primaria ho avuto quattro insegnanti maschi e una sola donna che è stata la maestra di prima elementare. Non ho mai avuto un direttore o un preside o un dirigente scolastico donna anche in seguito.Tutti i professori dell'insegnamento secondario furono maschi. Nessuna donna. I tempi sono cambiati in cinquant'anni e muteranno ancora.
lundi 6 mars 2017
jeudi 2 mars 2017
Buoni scuola
Fatta la legge, fatto l'inganno.
Articolo in inglese pubblicato nel New York Times del 2 marzo, a cura di Kevin Carey, su quanto succede nello stato dell'Arizona dove la maggioranza conservatrice ha imposto la libertà di scelta della scuola, dove esiste una percentuale molto elevata di "Charter Schools", dove la privatizzazione del servizio scolastico è assai spinta, dove la competizione tra scuole è elevata ed è stata adottata come dottrina di stato nella politica scolastica. Ci sono furbi che approfittano ben bene dei buoni scuola. L'articolo è in inglese e si può leggere qui https://www.nytimes.com/2017/03/02/upshot/arizona-shows-what-can-go-wrong-with-tax-credit-vouchers.html nella versione originale.
Articolo in inglese pubblicato nel New York Times del 2 marzo, a cura di Kevin Carey, su quanto succede nello stato dell'Arizona dove la maggioranza conservatrice ha imposto la libertà di scelta della scuola, dove esiste una percentuale molto elevata di "Charter Schools", dove la privatizzazione del servizio scolastico è assai spinta, dove la competizione tra scuole è elevata ed è stata adottata come dottrina di stato nella politica scolastica. Ci sono furbi che approfittano ben bene dei buoni scuola. L'articolo è in inglese e si può leggere qui https://www.nytimes.com/2017/03/02/upshot/arizona-shows-what-can-go-wrong-with-tax-credit-vouchers.html nella versione originale.
La scuola in USA :marcia indietro?
Questo è un testo diffuso da Eva Baker su Facebook questa mattina 2 marzo 2017. Ho conosciuto Eva Baker quando dirigeva nel 1990 il CRESST( il Centro nazionale USA di ricerca sulla valutazione, gli standards e i test degli studenti) all'università di Los Angeles( UCLA) e l'avevo invitata a Lugano al convegno del progetto INES nel 1991 sugli indicatori scolastici prodotti dell'OCSE, dove le avevo chiesto un intervento sugli insiemi di indicatori scolastici. Baker è stata decano ( si diceva così un tempo) del centro di perfezionamento sulla scuola (Graduate School of Education) dell'UCLA e nel 2007 ha presieduto l'AERA ( American Educational Research Association). Questa mattina ( 2 novembre) chiede su Facebook di diffondere un messaggio di allarme avverso alle ultime decisioni prese dal Congresso USA in materia di politica scolastica.
Il progetto di legge 610 (Legge sulla distribuzione dei fondi federali per l'istruzione elementare e secondaria, sotto forma di voucher per studenti idonei e di abrogazione di determinate regole relative alle norme sui criteri di distribuzione dei buoni pasto nelle scuole) in discussione al Congresso USA generalizza il sistema dei buoni scuola ( i vouchers) negli USA per tutti gli alunni dai 5 ai 17 anni e inizia la politica scolastica auspicata dal presidente Donald Trump di indebolimento della scuola statale con la generalizzazione del vouchers e il finanziamento delle politiche e delle esperienze di libertà di scelta della scuola.. Baker milita per la difesa della scuola statale ma anche per una valutazione corretta di quanto vi si svolge. E' una oppositrice della politica scolastica di Donald Trump.
Mi sembra utile diffondere un testo come questo che illustra una tendenza in atto nelle politiche scolastiche. E' vero che non tutto luccica nella scuola statale, che ci sono molte ingiustizia, che le disuguaglianze non calano, che molti insegnanti non si curano affatto di quanto apprendono gli studenti e che fanno i loro comodi, ma non si deve neppure supporre che la scuola statale sia tutta marcia e che la si debba smantellare per migliorare gli apprendimenti degli studenti e per correggere le ingiustizie. Quindi è ottima cosa occuparsi di quanto succede nel mondo scolastico ovunque e soprattutto seguire le mode, valutare le politiche, chiedere prove. Si può senz'altro migliorare l'istruzione e lo si deve anche fare non tanto per migliorare il rendimento economico ( il che conta, perché la distribuzione della ricchezza generata da una economia in espansione serve a tutti) ma soprattutto per ottenere condizioni di vita migliori per tutti e ci si deve anche chiedere se la scuola statale sia proprio in grado di compensare le disuguaglianze sociali in materia di istruzione, se può essere migliore di quel che è. L'elevazione dei livelli di istruzione da quando esiste il servizio statale di istruzione è innegabile ed è stato utile per molti ovunque. Per questa ragione il messaggio di allarme diffuso da Baker e consorti è interessante. Illustra una tendenza in atto e descrive una illusione diffusa. Lo riprendo nella versione originale in inglese.
House Bill 610 makes some large changes. Inform yourselves.
This bill will effectively start the school voucher system to be used by children ages 5-17, and starts the defunding process of public schools.
In addition, the bill will eliminate the Elementary and Education Act of 1965, which is the nation's educational law and provides equal opportunity in education.
ESSA is a big comprehensive program that covers programs for struggling learners, AP classes, ESL classes, classes for minorities such as Native Americans, Rural Education, Education for the Homeless, School Safety (Gun-Free schools), Monitoring and Compliance and Federal Accountability Programs.
The Bill also abolishes the Nutritional Act of 2012 (No Hungry Kids Act) which provides nutritional standards in school breakfast and lunch.
Some things ESSA does for Children with Disabilities:
-Ensures access to the general education curriculum.Ensures access to accommodations on assessments.
-Ensures concepts of Universal Design for Learning
-Includes provisions that require local education agencies to provide evidence-based
interventions in schools with consistently under-performing subgroups.
-Requires states in Title I plans to address how they will improve conditions for learning including reducing incidents of bullying and harassment in schools, overuse of discipline practices and reduce the use of aversive behavioral interventions (such as restraints and seclusion).
Please call your representative and ask him/her to vote NO on House Bill 610 (HR 610) introduced by three Republican reps.
PLEASE copy and paste, don't just share. That limits it to friends we have in common.
Il progetto di legge 610 (Legge sulla distribuzione dei fondi federali per l'istruzione elementare e secondaria, sotto forma di voucher per studenti idonei e di abrogazione di determinate regole relative alle norme sui criteri di distribuzione dei buoni pasto nelle scuole) in discussione al Congresso USA generalizza il sistema dei buoni scuola ( i vouchers) negli USA per tutti gli alunni dai 5 ai 17 anni e inizia la politica scolastica auspicata dal presidente Donald Trump di indebolimento della scuola statale con la generalizzazione del vouchers e il finanziamento delle politiche e delle esperienze di libertà di scelta della scuola.. Baker milita per la difesa della scuola statale ma anche per una valutazione corretta di quanto vi si svolge. E' una oppositrice della politica scolastica di Donald Trump.
Mi sembra utile diffondere un testo come questo che illustra una tendenza in atto nelle politiche scolastiche. E' vero che non tutto luccica nella scuola statale, che ci sono molte ingiustizia, che le disuguaglianze non calano, che molti insegnanti non si curano affatto di quanto apprendono gli studenti e che fanno i loro comodi, ma non si deve neppure supporre che la scuola statale sia tutta marcia e che la si debba smantellare per migliorare gli apprendimenti degli studenti e per correggere le ingiustizie. Quindi è ottima cosa occuparsi di quanto succede nel mondo scolastico ovunque e soprattutto seguire le mode, valutare le politiche, chiedere prove. Si può senz'altro migliorare l'istruzione e lo si deve anche fare non tanto per migliorare il rendimento economico ( il che conta, perché la distribuzione della ricchezza generata da una economia in espansione serve a tutti) ma soprattutto per ottenere condizioni di vita migliori per tutti e ci si deve anche chiedere se la scuola statale sia proprio in grado di compensare le disuguaglianze sociali in materia di istruzione, se può essere migliore di quel che è. L'elevazione dei livelli di istruzione da quando esiste il servizio statale di istruzione è innegabile ed è stato utile per molti ovunque. Per questa ragione il messaggio di allarme diffuso da Baker e consorti è interessante. Illustra una tendenza in atto e descrive una illusione diffusa. Lo riprendo nella versione originale in inglese.
House Bill 610 makes some large changes. Inform yourselves.
This bill will effectively start the school voucher system to be used by children ages 5-17, and starts the defunding process of public schools.
In addition, the bill will eliminate the Elementary and Education Act of 1965, which is the nation's educational law and provides equal opportunity in education.
ESSA is a big comprehensive program that covers programs for struggling learners, AP classes, ESL classes, classes for minorities such as Native Americans, Rural Education, Education for the Homeless, School Safety (Gun-Free schools), Monitoring and Compliance and Federal Accountability Programs.
The Bill also abolishes the Nutritional Act of 2012 (No Hungry Kids Act) which provides nutritional standards in school breakfast and lunch.
Some things ESSA does for Children with Disabilities:
-Ensures access to the general education curriculum.Ensures access to accommodations on assessments.
-Ensures concepts of Universal Design for Learning
-Includes provisions that require local education agencies to provide evidence-based
interventions in schools with consistently under-performing subgroups.
-Requires states in Title I plans to address how they will improve conditions for learning including reducing incidents of bullying and harassment in schools, overuse of discipline practices and reduce the use of aversive behavioral interventions (such as restraints and seclusion).
Please call your representative and ask him/her to vote NO on House Bill 610 (HR 610) introduced by three Republican reps.
PLEASE copy and paste, don't just share. That limits it to friends we have in common.
vendredi 27 janvier 2017
La scuola di domani è nata
Mi capitano sotto gli occhi i risultati del sondaggio svolto dalla rivista USA Phi Delta Kappan sull'opinione degli Americani sugli obiettivi fondamentale della scuola ( sia statale che paritaria , come si dice in Italia, o privata o di altra forma, per esempio le Charter Schools). La scuola di domani si intravvede chiaramente in filigrana ( PDK, novembre 2016, pag.7).
Per gli adulti USA, genitori di bambini frequentanti la scuola, i cinque obiettivi fondamentali della scuola sono i seguenti:
Per gli adulti USA, genitori di bambini frequentanti la scuola, i cinque obiettivi fondamentali della scuola sono i seguenti:
- sviluppare buone abitudini di lavoro ( 90% di risposte favorevoli);
- fornire informazioni comprovate (85%);
- sviluppare il pensiero critico (ossia non prendere tutto per oro colato, ma verificare) ( 82%);
- preparare a diventare buoni cittadini (82%);
- preparare a lavorare bene in gruppo (76%).
Nelle priorità non esiste né il nozionismo, né il calcolo, né la lettura, e tantomeno l'apprendimento delle conoscenze di base dell'alfabetizzazione tradizionale( sapere scrivere correttamente per esempio, oppure conoscere a memoria le tabelline delle moltiplicazioni). Si è entrati in un altro mondo.
Mi ricordo che una decina di anni fa, quando ero a Ginevra, si fece un'indagine presso gli insegnanti della scuola elementare o scuola primaria, sulle priorità dell'istruzione scolastica e già allora , ma tra gli insegnanti, l'apprendimento delle conoscenze di base non apparve in prima linea. Se ben ricordo, gli insegnanti hanno collocato al decimo posto nella lista degli obiettivi fondamentali dell'istruzione scolastica l'apprendimento delle conoscenze di base. I curricoli cambiano. Le attese sono altre. Non si scrive più, per esempio, in carattere corsivo da decenni e il corsivo forse sparirà anche nei sistemi scolastici che ne impongono l'apprendimento, come se fosse la sola calligrafia degna di nota.
I cinque obiettivi indicati come fondamentali dall'opinione pubblica USA per l'istruzione dell'obbligo elencano cinque competenze. Non si tratta più di apprendere nozioni. Questo non significa affatto eliminare la selezione scolastica perché ci saranno sempre i più competenti e i meno competenti. Si tratta di fissare il momento nel quale effettuare la selezione decisiva. Le classifiche non sono scomparse. Le scuole sono istituzioni designate ad effettuare questa selezione in età giovanile. Poi intervengono altre istituzioni e infine la selezione finale avverrà probabilmente sulle nozioni. Il periodo della scolarizzazione si prolungherà, durerà più a lungo. Oggigiorno, nei paesi scandinavi, si frequenta la scuola fino ai trent'anni e forse di più. Adesso l'opinione pubblica e gli insegnanti concordano che la priorità della scolarizzazione sono le competenze: per esempio lavorare in gruppo, difendere le proprie opinioni senza azzuffarsi, fare valere i propri argomenti, sviluppare il pensiero critico, essere originali nei modi di argomentare e di pensare.
Se si esaminano i programmi scolastici sviluppati nelle scuole odierne e se si comparano con quelli di cinquanta o sessant'anni fa si scopre che le mutazioni sono state enormi. Ai miei tempi la selezione scolastica per esempio si svolgeva su artrusi problemi di lavandini, di rubinetti e di scoli. Adesso la selezione scolastica è ancora ibrida. In parte si effettua sulle nozioni e in parte sulle competenze. Una forma, la prima, è esplicita, la seconda è ancora implicita. Si giocherella, nelle scuole primarie, sui voti , sui colori delle notazioni, sulle lettere alfabetiche da utilizzare per classificare gli alunni, per valutare nel contempo l'acquisizione di competenze e di nozioni. Nel sistema scolastico francese, gli insegnanti hanno ricevuto una tabella di valutazione delle competenze molto raffinata, lunga, ben fatta. Ovviamente l'uso da parte del corpo insegnante e del sistema scolastico è stato fallimentare. Le famiglie hanno ricevuto per alcuni trimestri documenti complessi che non hanno capito. Subito sono apparse soluzioni di comodo, rapide e burocratiche, per compilarle. Le tabelle di valutazione delle competenze non sono servite a nulla anche perché tali valutazioni non servivano a definire il curricolo scolastico individuale. Come ho già avuto modo dire non si può tenere il piede in due scarpe. In ogni modo, la discussione sul tipo di voti è una discussione di retroguardia. Tra poco i voti scompariranno. Il percorso scolastico, il curricolo come si dice, cambia. Non è più quello di mezzo secolo fa. Nella nuova scuola si apprende, ma si apprende qualcosa d'altro e le nuove forme di valutazione sanciranno il risultato conseguito dall'apparato scolastico, dagli insegnanti e dagli alunni che non è più quanto si apprendeva alcuni decenni fa ma però si continuerà sempre a selezionare nella scuola di base.
mardi 17 janvier 2017
Educazione prescolastica
Le solite stupidaggini: nel settimanale USA sulle politiche scolastiche "Education Week" si pubblica (l'11 gennaio 2017) un articolo ( di Sarah Spark) nel quale si sostiene con prove alla mano che gli studenti quindicenni che hanno conseguito punteggi elevati nel test PISA sulla cultura matematica svolto nel 2012 hanno in media effettuato almeno un anno di scuola per l'infanzia. Corbellerie simili, perché si tratta di corbellerie, indipendentemente dalla validità delle osservazioni,vengono scodellate regolarmente nelle analisi delle valutazioni soprattutto nei paesi nei quali l'educazione prescolastica è poco diffusa, come per esempio negli USA. L'argomento è utilizzato per convincere i responsabili politici e l'opinione pubblica che è giunta l'ora di sviluppare le scuole per l'infanzia, di generalizzarle.
Ci sono ricercatori che si presterebbero a qualsiasi esercizio pur di sbarcare il lunario. Come si fa a sostenere una cosa simile? Eppure si sfornano prove che convalidano la pertinenza di affermazioni simili. Tesi: se si vogliono ottenere buoni risultati in matematica occorrerebbe cominciare presto e mandare i bimbi nelle scuole per l'infanzia , che un tempo erano semplicemente dette "asili".
Orbene, gli asili o le scuole per l'infanzia sono necessari per altri motivi, soprattutto per i ceti sociali poveri. Se poi chi frequenta quest'istituzione diventa una buon allievo, tanto meglio, ma diventare un buon allievo non è lo scopo primario dello sviluppo dell'educazione prescolastica.
In ogni modo la moltiplicazione delle scuole per l'infanzia è un fenomeno connesso all'espansione del sistema scolastico e al trionfo delle società scolarizzate. Più scuola si fa meglio è nelle società dominate dalla logica matematica deduttiva: le società funzionano meglio, si guadagna di più, si fanno affari migliori, il commercio andrà meglio e la disoccupazione calerà. Per questi e per altri motivi le politiche di espansione delle scuole per l'infanzia conosceranno un successo planetario, ma vale proprio la pena scomodare le valutazioni, sfruttare i punteggi ni test, tirare per i capelli le medie nelle prove strutturate somministrate a dieci anni di distanza dall'età buona per accedere alle scuole per l'infanzia, per impostare politiche a favore dell'infanzia e delle famiglie che sembrano ormai indispensabili.
A dire il vero l'articolo in questione ha un sottotitolo nel quale si dice anche che occorre essere cauti nell'interpretazione dei dati. Questo è il minimo che si poteva dire.
Ci sono ricercatori che si presterebbero a qualsiasi esercizio pur di sbarcare il lunario. Come si fa a sostenere una cosa simile? Eppure si sfornano prove che convalidano la pertinenza di affermazioni simili. Tesi: se si vogliono ottenere buoni risultati in matematica occorrerebbe cominciare presto e mandare i bimbi nelle scuole per l'infanzia , che un tempo erano semplicemente dette "asili".
Orbene, gli asili o le scuole per l'infanzia sono necessari per altri motivi, soprattutto per i ceti sociali poveri. Se poi chi frequenta quest'istituzione diventa una buon allievo, tanto meglio, ma diventare un buon allievo non è lo scopo primario dello sviluppo dell'educazione prescolastica.
In ogni modo la moltiplicazione delle scuole per l'infanzia è un fenomeno connesso all'espansione del sistema scolastico e al trionfo delle società scolarizzate. Più scuola si fa meglio è nelle società dominate dalla logica matematica deduttiva: le società funzionano meglio, si guadagna di più, si fanno affari migliori, il commercio andrà meglio e la disoccupazione calerà. Per questi e per altri motivi le politiche di espansione delle scuole per l'infanzia conosceranno un successo planetario, ma vale proprio la pena scomodare le valutazioni, sfruttare i punteggi ni test, tirare per i capelli le medie nelle prove strutturate somministrate a dieci anni di distanza dall'età buona per accedere alle scuole per l'infanzia, per impostare politiche a favore dell'infanzia e delle famiglie che sembrano ormai indispensabili.
A dire il vero l'articolo in questione ha un sottotitolo nel quale si dice anche che occorre essere cauti nell'interpretazione dei dati. Questo è il minimo che si poteva dire.
dimanche 15 janvier 2017
Asili nido
In Italia il governo propone l'istituzione di un sistema integrato di educazione ed istruzione per i bambini da 0 a 6 anni. La novità è di estendere il più possibile il servizio educativo per l’infanzia (in diverse forme, ma soprattutto asili nido e micronidi) a tutto il Paese, fino a coprire entro il 2020 almeno un terzo della popolazione sotto i tre anni. La notizia proviene dal quotidiano La Stampa che ha pubblicato un commento del direttore della Fondazione Agnelli, l'economista Andrea Gavosto. La proposta emana dal precedente governo ed è stata ripresa da quello vigente.
Per prima cosa occorre rilevare che questo passo non costituisce una novità. E' da almeno dal 1970 che a livello internazionale si propone una politica integrata dell'infanzia, che esistono prove della bontà dei nidi dal punto di vista dello sviluppo dei bimbi, di quanto apprendono, che si è dimostrato il beneficio economico per lo Stato della creazione dei nidi ( le madri che possono praticare una professione extra-domestica grazie ai nidi dove si lasciano i bimbi, pagano le imposte sul loro salario), che si ammette l'alto costo dei nidi e anche la grande iniquità del sistema che prevede al massimo l'accoglienza nei nidi del 30% dei bimbi piccoli. Questo tra l'altro è proprio l'obiettivo della legge delega italiana. Anche nei celebri asili-nido di Reggio i posti erano occupati dai bimbi delle classi agiate e non da quelli delle classi popolari le quali dovevano arrabattarsi per piazzare i bimbi in strutture diverse da quelle pubbliche. Quindi nulla di nuovo sotto il sole, ossia nulla che non si conoscesse già.
La novità più rilevante della legge delega italiana è la statalizzazione ambigua degli asili-nido. I comuni sono sempre responsabili della creazione degli asili-nido che sono però sovvenzionati dallo stato. Come lo rivela Gavosto la somma stanziata dalle autorità centrali per promuovere la creazione di asili-nido in Italia è ridicolmente bassa. Ma questa è un'altra faccenda, tipica di un paese nel quale alle buone intenzioni non seguono i fatti. Resta comunque il tentativo di dimostrare che le iniziative governative a livello di ministero e quindi dell'amministrazione centrale sono in grado di suonare la sveglia, di scuotere i comuni dal torpore, di sostituire lodevoli iniziative locali, comunali, con iniziative centrali. Questa è davvero una beata illusione. I comuni tenteranno di liberarsi dall'onere dello sviluppo e della gestione degli asili-nido e si appoggeranno sulle fumose proposte dell'amministrazione centrale. Se ci sono sovvenzioni stanziate dal governo romano perché non approfittarne? Le condizioni poste per ricevere le sovvenzioni non sono un capestro. Si può fare. In questo modo la statalizzazione dell'istruzione pubblica in Italia continua, a scapito del buon senso secondo il quale la decentralizzazione è di gran lunga più efficace.
Infine non si può non sottolineare il fatto che la legge delega sugli asili-nido sancisce il progresso della società secolarizzata. Tutti a scuola . Della scuola non se ne può fare a meno. Poco importa che la scuola sia buona o meno. Del resto si prendono provvedimenti per fare in modo che sia buona ovunque, come per esempio la formazione iniziale prolungata delle insegnanti agli asili-nido. Che poi questo passo di per sé lodevole generi automaticamente la bontà delle prestazioni è un altro affare.
samedi 14 janvier 2017
Naturalizzazione agevolata in Svizzera
Il prossimo 12 febbraio i cittadini svizzeri sono invitati a votare su una modifica della costituzione federale decisa dal Parlamento che agevola la naturalizzazione degli stranieri della terza generazione. Qualsiasi cambiamento della costituzione va sottoposto in Svizzera a una votazione popolare e la proposta di modifica passa solo a doppia maggioranza, ossia se è accettata sia dalla maggioranza dei votanti sia dalla maggioranza dei cantoni ( le Regioni in Italia, i Länder in Germania e via di seguito).
In Svizzera non esiste lo "ius soli". Ciò significa che chi nasce in Svizzera non diventa automaticqmente svizzero se i genitori sono stranieri. Si resta stranieri. Prevale , nel linguaggio giuridico, lo "ius sanguinis".
La naturalizzazione in Svizzera è un cammino del combattente che solo una minoranza di stranieri domiciliati in Svizzera magari da anni o magari nati in Svizzera e scolarizzati in Svizzera intraprende. In genere, si può presentare una domanda di naturalizzazione solo se si è domiciliati nello stesso comune da almeno un decennio. Il Parlamento elvetico non cambia questa pratica ma chiede soltanto di agevolarla per la terza generazione. Del resto , le condizioni previste dalla legge sono drastiche e sono le seguenti:
In Svizzera non esiste lo "ius soli". Ciò significa che chi nasce in Svizzera non diventa automaticqmente svizzero se i genitori sono stranieri. Si resta stranieri. Prevale , nel linguaggio giuridico, lo "ius sanguinis".
La naturalizzazione in Svizzera è un cammino del combattente che solo una minoranza di stranieri domiciliati in Svizzera magari da anni o magari nati in Svizzera e scolarizzati in Svizzera intraprende. In genere, si può presentare una domanda di naturalizzazione solo se si è domiciliati nello stesso comune da almeno un decennio. Il Parlamento elvetico non cambia questa pratica ma chiede soltanto di agevolarla per la terza generazione. Del resto , le condizioni previste dalla legge sono drastiche e sono le seguenti:
- non avere più di 25 anni;
- essere nato in Svizzera e avervi frequentato per almeno cinque anni la scuola dell'obbligo;
- uno dei genitori deve avere soggiornato in Svizzera per almeno dieci anni, avere frequentato la scuola dell'obbligo per almeno cinque anni;
- uno dei nonni almeno deve essere stato domiciliato in Svizzera ( il domicilio lo si ottiene a determinate condizioni) o essere nato in Svizzera.
Quando sono stato direttore dello SRED a Ginevra ho chiesto ai collaboratori che curavano la statistica scolastica del Cantone di considerare svizzeri tutti gli studenti nati in Svizzera e che avevano frequentato le scuole statali in Svizzera. Nondimeno, in ossequio a una fobia elvetica, il numero di questi studenti è stato anche pubblicato nelle tavole in una colonna a parte riservata al totale degli studenti stranieri per anno di scuola e per ordine di scuola, ossia al numero di studenti privi di passaporto elvetico inscritti nelle scuole.
Mi sembra che sia del tutto logico dare alla seconda e a maggior ragione alla terza generazione di stranieri nata e scolarizzata in Svizzera la nazionalità elvetica. In questi giorni ho purtroppo letto inviti pubblicati su Facebook a rifiutare l'agevolazione della naturalizzazione. Trasecolo e non capisco come si possa formulare una argomento simile. Cerco di capire come mai persone istruite e colte possano opporsi a una proposta che mi pare del tutto sensata, anche se non ne condivido la prudenza che la inspira e le restrizioni imposte nella procedura di agevolazione.
Mi ricordo che quando ero piccolo mio padre era uno specialista delle naturalizzazioni. Prendeva in mano le richieste, ne ponderava la chances di successo o di insuccesso, preparava i candidati che allora ( magari ancora oggi) nel Ticino dovevano sottoporsi a un esame per comprovare la loro conoscenza della storia e della geografia del paese, e gongolava quando dopo due o tre anni di incontri, di procedure, le persone ottenevano la cittadinanza elvetica. Era una festa. Giravano anche soldi. L'operazione per lui aveva un senso compiuto solo se i nuovi elettori riconoscenti avrebbero votato per il suo partito.
Non abito più in Svizzera. Suppongo che il patriottismo e il nazionalismo non siano scomparsi, che molte persone ritengono ( ne sono convinte) che la nazionalità implica un determinato modo di pensare, il rispetto di taluni valori, e anche alcuni obblighi. Non è concesso a tutti di essere un cittadino, più o meno buono, di un determinati paese.
Non credo alle fandonie della naturalizzazione e faccio quindi fatica a entrare nei ragionamenti dei difensori della nazionalità. Sono davvero sorpreso quando si proclamano valori connessi alla nazionalità e all'identità, come se questi dipendessero dal possesso di una determinata cittadinanza. Questo succede un po`ovunque in questi tempi. Non sono nemmeno un ingenuo e ammetto che la nazionalità fornisce privilegi e vantaggi a coloro che ne posseggono una piuttosto che un'altra. Per esempio, determinate carriere pubbliche sono precluse a chi non ha una determinata cittadinanza in un determinato paese. Allora ci si oppone allo "ius soli", ossia alla cittadinanza attribuita automaticamente a chi nasce in un certo territorio. Il nazionalismo non è ancora del tutto scomparso , le frontiere politiche continuano a operare e a essere ritenute una barriera protettiva. Di cosa? Di quali privilegi accessibili a una piccola minoranza?
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