lundi 11 août 2014

Un modo di pensare disastroso

L'espressione non e' mia ma del prof. Maggi all'Universita' della Svizzera Italiana (USI) di Lugano usata in un dibattito televisivo sul turismo nel Canton Ticino e sull'impatto del Festival del cinema di Locarno sul turismo ticinese svolto in diretta da Locarno l'11 luglio 2012. Per una volta parlo di casa mia.
Il Ticino, ossia la parte meridionale italofona della Svizzera , e' un paese assai bello. Si situa nella zona dei laghi  prealpini meridionali che sono come fiordi tra le montagne prima della pianura padana. Eppure questo paesotto di poco più' di 350 000 abitanti e' stato finora incapace di gestire una politica turistica.

Ai tempi, fino all'immediato dopoguerra, il Cantone ( si chiama così dal punto di vista amministrativo) era poverissimo . L'emigrazione era altissima, la miseria nelle valli prealpine era drammatica. Eppure il turismo internazionale esisteva già allora ma aveva altre mete. Le bellezze locali erano poco sfruttate. Poi ai  centri di potere locali venne in mente che per uscire dalla povertà' occorreva industrializzare l'economia. Mi ricordo di mio padre , personaggio politico, che discuteva con un prete della Valle Verzasca , parroco nel villaggio di Brione, Don Pellanda, di costruire in valle una camiceria.
Non sono un economista, non sono uno specialista del turismo, non vivo nel Ticino, ma il dibattito di questa sera, seguito parzialmente perché insopportabile, mi ha riportato alla mente quelle discussioni. I dati sono cambiati, ma da quanto ho capito la politica turistica non e' ancora stata adottata come il perno del benessere del Cantone. Tra l'altro si e' accennato una sola volta alla possibilità si sfruttare il mercato italiano, almeno quello lombardo e piemontese, ossia quello della zona transfrontaliera o transinsubrica come mi pare si chiami oggi. I Lombardi e i Comaschi vengono nel Ticino per raccogliere funghi non per il festival del film di Locarno. Gli sguardi dei Ticinesi sono prevalentemente diretti a Zurigo, a Berna, a Lucerna, ossia a Nord. I Ticinesi aspettano che risorse,  idee e progetti vengano da li come e' successo nel passato. Un deputato alla tavola rotonda, l'on. Abate, ha parlato di occasioni. Verranno certamente, come succede con il turismo estivo odierno. Oggigiorno, invece che di industria si parla del privato, ma poco e' cambiato. Per fortuna che la natura delle prealtiti sud  e' talmente rigogliosa da cancellare in fretta brutture e storture. Poverta' e miseria sono scomparsi , almeno finora perché per sessant'anni le occasioni non sono mancate. Ma sara' sempre così?

mardi 22 juillet 2014

Un esempio di sistema scolastico a catafascio

Ho ricevuto tramite Internet le conclusioni del Cantiere per la scuola, un  seminario del PD tenuto a Terrasini (Palermo) dal 4 al 6 luglio u.s.. La mia e' una reazione spontanea di un estraneo al mondo scolastico italiano che pero' osserva, compara, analizza , forse per consuetudine professionale, i dati che provengono dalla scuola italiana e i documenti dei responsabili politici che si occupano di scuola in Italia (ma non solo).
Tantissimi anni fa fui invitato ad un convegno del PC , che ora non c'e' più ed e' stato sostituito dal PD, a Milano a commentare i primi insiemi di indicatori internazionali comparati della scuola che erano stati pubblicati dall'OCSE dove lavoravo. Da allora ben poco e' cambiato nella scuola italiana. Che tristezza quando leggo queste conclusioni. Quante chiacchiere. Poche prospettive. Eppure altrove qualcosa cambia nelle scuole. Non esprimo un giudizio. Detesto le generalizzazioni da bar. Nessuno tra i relatori del PD si chiede come mai nei confronti internazionali che non sono poi tanto male anche se qualche difetto lo hanno  ( ma cio' e' inevitabile nella ricerca scientifica)  la scuola italiana esca assai male. In Italia si ha a che fare con un sistema scolastico segregante e mediocre. La colpa qualcuno la deve pure avere. Direi che e' ripartita tra molti operatori ma e' indubbio che qualcosa non va e nel documento del PD non esiste nulla di cio', non si esprime nessun dubbio. Peccato perche' ci sono insegnanti  bravi nelle scuole italiane , che lavorano molto, ma non esiste traccia di loro nel testo del PD. Non meritano un trattamento del genere. Non so quanti siano. Ma ce ne sono. Non oso proporre nessuna stima. So solo che molti  studenti sono  allo sbando, sono spremuti,  non apprendono gran che ma devono sgobbare molto. Ne ho incontrati parecchi nelle università'. Molti altri, tra i bravi, tra quelli che sopravvivono al massacro scolastico, scappano dall'Italia e molti , più' di 100 000 ogni anno, smettono di istruirsi. Non so cosa si possa fare dopo avere letto un documento come quello del convegno del PD che raggruppa pur sempre molti responsabili del servizio scolastico nazionale. Temo ben poco.
Intanto l'INVALSI trasloca a Roma, lascia Villa Falconieri a Frascati, villa  donata all'Italia dalla Germania dopo la guerra. Il trasloco permette di risparmiare le spese di manutenzione del monumento che erano uno dei crucci di Aldo Visalberghi. Me ne parlava spesso.

jeudi 22 mai 2014

La nuova didattica: la fabbrica dei tessili


Ho avuto modo in questi giorni, piuttosto per caso, di visitare di corsa, purtroppo, un edificio scolastico nel quale risiede  una scuola primaria e che è gestito dal comune, ossia dalle autorità locali. L'edificio ha cinquant'anni circa ed è in via di restauro. In effetti lo si rifà.Scompaiono le aule tradizionali , si tenta la creazione di spazi aperti con due aule collegate tra loro da porte scorrevoli. Ho interrogato il dirigente che mi ha confermato, senza nessun rincrescimento, l'assenza di qualsiasi discussione con gli architetti che  hanno pianificato il restauro. In altri termini gli architetti hanno imposto con le loro scelte gli indirizzi  didattici e gli insegnanti hanno ereditato un edificio rinnovato, moderno  e si devono adattare a viverci e ad insegnare come l'edificio lo consente. Non lo possono modificare ma possono solo decorarlo a piacimento. Le aule sono rimaste ma c'e' una novità': i'accostamento di due aule separate, probabilmente due prime, due seconde, due terze (non ho chiesto)  da porte scorrevoli  il che permette agli insegnanti , se lo vogliono, di creare un grande spazio e un grande gruppo , di progettare attività  in comune, il che e' possibile perche' la media di alunni per classe e' di 22 alunni.  

Il corpo insegnante è giovane e mi è parso felice. Una insegnante con la quale ho parlato trova la nuova sistemazione piacevolissima e azzeccata. Non tornerebbe mai indietro, mi ha confessato.

Mi sono impressionati i colori. Tutto l'ambiente era un'orgia di colori, il che e' ormai una moda universale dalla scuola per l'infanzia fino alla fine della scuola primaria, ovunque nel mondo. Mi e' parso di essere immerso in un ambiente Benetton, Missoni,  o Stefanel. Quel che si vede nelle vetrine di queste marche nei negozi a New Yoork,  Londra,  Parigi o Milano,  lo si vede nelle aule.

Invece sono stato assai disturbato dal  vocio e dal rumore. L'edificio rimbombava. Forse sono arrivato al momento sbagliato. Mi ricordo di una scuola primaria con grandi spazi aperti in Giappone . Non si sentiva una mosca volare. Mi sono chiesto come ci si possa concentrare in un ambiente del genere, dove l'isolazione fonica lasciava a desiderare. Ma forse l'isolazione fonica non conta nulla. Ci sarà chi mi dira' che si tratta di libertà di discussione , di nuove competenze verbali da sviluppare, di discussioni di gruppo. 

Ho visto in questi strani spazi le celebri lavagne luminose interattive. La loro posizione molto periferica mi suggeriva che non erano uno strumento di lavoro rilevante. Non c'erano piu' le vecchie lavagne nere sulle quali si scriveva  con i gessetti, ma queste nuove lavagne erano addossate alle pareti in un angolo morto dell'aula. Un ex direttore didattico che mi accompagnava mi ha spiegato che l'ultima rivoluzione tecnologica adottata dalle scuole ( in questo caso si trattava di scuole statali) erano le diapositive. Poi non e' più' successo nulla. Infatti ho visto pochissimi computer. Forse c'era un'aula d'informatica. Non ho chiesto al direttore  se c'era o meno. 
Nelle aule c'erano invece i banchi, non alienati ma mesi per gruppi di quattro so sei.  Sotto la tavola di lavoro dei banchi due cassetti aperti con  quaderni e  libri.

Non c'era pi'u la cattedra, e gli insegnanti che ho visto erano appartati in un angolo. In questo ambiente scolastiche trionfavano le produzioni  etniche, in genere, decorazioni di stoffa multicolori. Mi sono venute in mente le fotografie che avevo visto a Treviso nella scuola di Benetton ( mi dispiace citare una seconda volta questa marca) appese ai muri o sui banchi dei maestri tessitori, che provenivano dall'India o dalle montagne andine. Dettagliati isolati, dai colori vivaci, che erano studiati millimetro per millimetro dai maestri dei tessuti pr inventare combinazioni che sarebbero state riprodotte  per fabbricare i maglioni o le gonne da vendere ovunque nel mondo.

Ho pensato subito al gran lavoro produttivo degli insegnanti. Un universo come quello che mi stava davanti esigeva una fantastica dose di creatività, di immaginazione, di lavoro  e mi sono chiesto se fosse questo il lavoro che gli insegnanti dovevano svolgere. Capivo che non si poteva ottenere un ambiente così  variopinto e decorato senza un grande impegno, senza scelte, senza stimoli per i bambini. La creatività' sprizzava da ogni angolo mentre appartate , morte, stavano le lavagne luminose.

Mi sono chiesto uscendo da quel centro scolastico e percorrendo corridoi su un lato dei quali c'erano le panchine sotto le quali stavano le scarpe degli alunni e sopra gli attaccapanni cosa potevano imparare gli alunni di quella scuola primaria, quali fossero gli obiettivi del direttore didattico , degli insegnanti, delle famiglie. 

I molti bambini visti mi sembravano felici immersi nei colori, nella pittura, nei tessuti. Forse lo erano anche le famiglie. Che sia questo il mondo delle competenze da curare e sviluppare? La creatività' suggirata da insegnanti iper-attivi, giovani, attenti alla moda, immersi nel mondo della pubblicità'?

PS.: Per una volta non ho scattato nessuna fotografia e non sono andato a visitare i bagni. Manca  quindi una parte cruciale della narrazione.

mercredi 26 février 2014

Programma Erasmus dell'Unione Europea e studenti elvetici

Proprio  oggi 26 febbraio 2014 la notizia secondo la quale gli studenti elvetici non potranno più beneficiare delle borse di studio Erasmus dell'Unione Europea a decorrere dal prossimo anno scolastico che inizierà n settembre per passare un anno all'estero in una università straniera. Sorpresa tra i giovani universitari elvetici. La mia prima reazione: occorreva pensarci prima e mobilitarsi contro la propaganda scandalosa per la riduzione della popolazione immigrata e contro la libera circolazione della popolazione in Europa. La seconda reazione: non ho trovato nessun dato statistico su come hanno votato i giovani elvetici in particolare nella mia regione d'origine, il Ticino, parte della Svizzera italiana. Spero che analisi del genere siano state fatte o saranno fatte.

samedi 15 février 2014

La trasformazione dei giardini d'infanzia

Sono iniziate le vacanze di primavera a Parigi. Dureranno due settimane e le coppie con bambini piccoli che hanno i nonni sono fortunate perché in queste due settimane ci si deve occuparsi dei piccoli. Quasi tutti i genitori lavorano . Solo un terzo della popolazione parigina ( 20 milioni di abitanti, compresa la periferia immediata della città) ha le risorse per andare in vacanza altrove, soprattutto in montagna a sciare. I centri del tempo libero sono strapieni, ma la presenza dei centri non dispensa i genitori dal ricercare aiuti. Si devono accompagnare i piccoli al centro e si devono andare a ritirarli. Che bene vada, al più tardi verso le 18 ma molti adulti-genitori non terminano di lavorare alle 18. I nonni o chi ne fa le veci sono indispensabili. Questa è la stranezza di un orario scolastico  concepito per il personale scolastico e non per le famiglie o per i bambini. Ma non è di questo che vorrei parlare.

La mia nipotina, di cinque anni, è in vacanza anche lei. Frequenta una scuola per l'infanzia in un quartiere della città ed è venuta a trovarmi con i quaderni e con la pagella di valutazione. I quaderni, belli, non c'è dire, sono tre, ma il quarto è rimasto a scuola. Sono impressionato dalla massa di lavoro svolto dalla bambina e dalle educatrici dopo l'inizio dell'anno scolastico ma ciò che mi ha interessato è la pagella: le maestre valutano le competenze dei bimbi sono una griglia dettagliata, per fortuna priva  di voti ma con giudizi espressi in tre colori: un circolino verde per indicare che la competenza è stata acquisita, un circolino arancio per indicare che la competenza è parzialmente acquisita (Il bambino sa fare quanto richiesto ma con un aiuto, il che significa che l'apprendimento è in corso) e un circolino rosso per indicare che la competenza non è acquisita , il bimbo non sa ancora fare quanto richiesto (l'apprendimento scolastico non è acquisito).

La nipotina frequenta la sezione dei grandi , ossia l'ultimo anno della scuola per l'infanzia. In settembre inizia la scolarizzazione, ossia andrà a scuola. Adesso si trova in una classe di 29 bimbi con due maestre.

La pagella che i genitori devono controfirmare è accompagnata da un biglietto nel quale si specifica  che l'obiettivo è quello di seguire i progressi del bambino lungo la scolarità nella scuola per l'infanzia. Aiuta in altri termini a capire a che punto si trova il bambino rispetto alle competenze che ci si aspetta  da lui quando inizierà la scuola primaria nell'autunno del 2008.

Dunque non ci sono ambiguità in materia: la scuola per l'infanzia è una pre-scuola il cui compito è quello di preparare la metamorfosi in allievo dei bambini. Nella pagella non c'è nessuna definizione delle competenze. Tutto ciò non impedisce alla scuola primaria francese di bocciare in massa. Si sa dai dati comparati internazionali che la percentuale delle bocciature in Francia è tra la più elevate al mondo. Questo significa o che la metamorfosi non è riuscita, ossia che le educatrici della scuola per l'infanzia non fanno bene il loro lavoro , oppure che i professori della scuola primaria (ormai si chiamano così) non sono contenti della preparazione degli allievi che ricevono.

Vediamo come è strutturata la pagella. Le rubriche che la compongono sono le seguenti:

  • impadronirsi del linguaggio, con 14 sotto-rubriche (per esempio "prendere la parola nel gruppo classe", "esprimersi in modo appropriato", "recitare una storia o una poesia", " costruire frasi servendosi del presente, del passato e del futuro", ecc.);
  • scoprire la scrittura, con 9 sotto-rubriche ( per esempio "prepararsi ad imparare a scrivere", "ascoltare una storia e dimostrare che la si è capita", " riconoscere il proprio nome", ecc.);
  • prepararsi ad imparare a scrivere con 10 sotto-rubriche( per esempio " tenere in mano correttamente la matita" ( posso assicurare che ciò non succede), " scrivere il proprio nome in lettere maiuscole"," scrivere i numeri da uno a dieci", "copiare diverse forme");
  • diventare un allievo, con 14 sotto-rubriche (per esempio ," integrarsi nel gruppo classe", "padroneggiare le proprie voglie" ( se ciò fosse comune a molti adulti......), "rispettare le regole di vita","rispettare i compagni","rispetto dell'adulto", ecc.);
  • scoprire il mondo, con 4 sotto-rubriche (per esempio,"situarsi in una giornata di scuola", "situare le diverse attività realizzate nel corso della settimana", ecc.);
  • orientarsi nello spazio, con 6 sotto-rubriche ( per esempio , "distinguere le posizioni davanti, dietro, sopra, sotto, di fianco", "distinguere destra e sinistra", "spostarsi in un labirinto", ecc.);
  • scoprire le forme e le grandezze, con tre sotto-rubriche (per esempio "distinguere forme geometriche semplici", ecc.);
  • trattare le quantità e i numeri, con sei sotto-rubriche ( per esempio , a 5 anni, contare fino a 30):
  • prendere consapevolezza del mondo ecologico dei viventi, con tre sotto-rubriche (per esempio " rispettare le regole d'igiene" (il che non succede), ecc.);
  • sensibilità, immaginazione e creazione,  con 7 sotto-rubriche ( per esempio " conoscere i colori", " partecipare al canto corale", "ripetere ritmi semplici", ecc.).
Le educatrici devono valutare ogni sotto-rubrica. Immagino il lavoro enorme alle spalle degli psicologi o dei pedagogisti che hanno preparato gli schemi di ogni rubrica, il lavoro di fotocopia delle educatrici, quello micidiale di valutazione di ogni bambino, ecc. Non esiste più il giuoco. Tutto è prescritto. 

La creatività , l'immaginazione dei bimbi si manifesta altrove, a casa, nei centri di tempo libero, presso i privati, quando ci sono genitori intelligenti che capiscono , che non investono esclusivamente nel successo scolastico dei pargoli. La creatività esiste ancora per fortuna ma non si manifesta quasi più nemmeno a ricreazione. Nelle scuole per l'infanzia, nelle aule si impara la disciplina, i bimbi sono quieti, calmi, come la maggioranza dei prigionieri a Guantanamo. L'orgia di colori della scuole per l'infanzia non deve illudere. Adesso, in tre anni, in Francia e forse anche altrove, si preparano i bimbi ad andare a scuola. Non si bocciano per fortuna, non devono ripetere l'anno se non acquisiscono le competenze definite dai programmi, ma sono annichiliti, apprendono a ubbidire, a essere sottomessi. Esiste un baratro tra  comportamenti scolastici e quelli domestici. Due mondi diversi quando è concessa ai bimbi la libertà di muoversi , di creare di non apprendere le regole, i codici imposti dalla scuola. Per fortuna si impara anche fuori dalla scuola, ma le ingiustizie in questo modo restano, come si perpetuano con il modello in voga. Infatti, chi non ce la fa nella scuola per l'infanzia (ce ne sono) è immediatamente scartato nella scuola primaria, il che significa, in Francia, essere bocciato, magari ripetere tre, quattro volte la prima elementare. Succede anche questo. La segregazione scolastica entra immediatamente in azione ed è preparata dalla scuola per l'infanzia.



lundi 10 février 2014

Contingentamento dell'immigrazione in Svizzera

Il voto di ieri , 9 febbraio, mi intriga, mi interpella, mi disturba come del resto disturba tutto il mondo politico europeo.

Quello del mio cantone di origine, il Ticino, cantone di poco più di 300 000 abitanti, mi indispettisce ancora di più.

Il risultato globale, nazionale,  è uno schiaffo al mondo europeo che si sta costruendo con difficoltà da decenni. La Svizzera è divisa: la parte romanda, ossia quella francofona ha votato contro il contingentamento, la parte tedescofona , tranne Zurigo, il centro economico del paese , pure. L'esito finale è tiratissimo. Il 50,3% dei votanti è stato favorevole alla proposta di contingentare l'immigrazione  e di rinegoziare gli accordi con l'Unione Europea sulla libera circolazione della manodopera, sugli accordi di Schengen, ecc. ossia su tutto quanto dà fastidio agli Elvetici tradizionalisti. Sarebbe bene notare che su una faccenda simile ha votato solo circa la metà del corpo elettorale, esito dato come notevole in Svizzera. Di solito nelle cosiddette votazioni durante le quali si chiede il parere del popolo o si invita il cosiddetto popolo a proporre nuove leggi o a modificare la costituzione la percentuale dei votanti è inferiore.
Non voglio ripetermi ma mi permetto di riprendere alcuni commenti a caldo fatti dopo la pubblicazione dei risultati. E' la prima volta dopo quarant'anni di tentativi che un referendum popolare  (così si chiama) sulla limitazione del numero degli stranieri in Svizzera passa. Di tentativi ce ne sono stati molti. Si potrebbe dire che sono ricorrenti. Una parte di questo paese di cuccagna non sopporta gli stranieri, vorrebbe vivere in piena autarchia e teme di perdere il benessere nel quale bagna senza chiedersi come questo benessere sia stato forgiato. Si ringrazia la classe politica che ha avuto il merito di prendere le decisioni che hanno permesso di giungere a questo punto. Tra coloro che  hanno contribuito a costruire questo stato federalista benestante c'è però un buon 20% di stranieri.


E' bene iniziare con alcune informazioni statistiche. La tavola che segue mi è stata fornita dall'amico Beo Beltrametti, che ringrazio. Si vedono molto bene due sequenze: l'ossessione dei tentativi per "proteggere" ( questo è un verbo ricorrente) la Svizzera dagli stranieri e il degrado del voto del Ticino dopo il 1988. Premetto che sono partito dal Ticino nel 1969 e mi dispiace il risultato di ieri: 82652 sì al contingentamento e 38589 No (il 68,2% contro il 31,8, una delle percentuali di accettazione più alte in Svizzera).




marco beltrametti@mbeo
@bottanin
ecco lo specchietto riassuntivo
fonte: goo.gl/wt5j7fpic.twitter.com/P97ItX1Hnp
4 janv. 2014 08:45


La situazione geografica del Canton Ticino, confinante con l'Italia, non è facile. Quell'angolino di terra subisce le ripercussioni della vita politica italiana, ma questo argomento avrebbe potuto essere neutralizzato se ci fosse stata nel Ticino una politica diversa da decenni.

E adesso riprendo due messaggi inviati a mio fratello Antonio dopo che ho conosciuto i risultati nonché due suoi brevi commenti:


Primo messaggio da parte mia:

Dunque è andata come previsto. Che figuraccia. Provo disagio e vergogna. Forse non avrei dovuto partire dal Ticino per tentare di fare qualcosa con gli amici che avevo. Invece sono scappato.  Ho molta simpatia per i Romandi ed anche per i Ginevrini. Quelli hanno capito. Non è una questione di etica. E' una di intelligenza, di cultura. Non capiterà nulla per fortuna. E' impossibile chiudere le frontiere. Più chiavistelli si inventano, più inventivi sono i ladri ( scusa, direi i poveri,  i fuggiaschi  o i rifugiati, non so cosa dire). Tutti a messa però  lì a pregare per chi? Buon Carnevale con la SAM benefica.

Prima risposta del fratello Antonio, ex-sindaco di Massagno. Ho tolto l'informazione sul suo voto:
Si capisce proprio che sei arrabbiato e che hai ancora nel cuore il tuo Paese.

Seconda risposta del fratello Antonio


Il contingentamento era in vigore fino a pochi anni fa, è in vigore anche in altri paesi, tra cui il Canada, per non parlare di altri sistemi poco libertari in giro per il mondo. Questo per dire che non è la fine del mondo e che gl'altri argomenti in votazione hanno mostrato quanta apertura c'è nel nostro popolo.
... capisco anche la debolezza e la paura che si misura tra la gente.


Secondo messaggio mio:

Non è vero. Il Canada, l'Australia, gli Stati Uniti, paesi che conosco assai bene,  ecc. non hanno un contingentamento. Selezionano duramente l'immigrazione, ma va a vedere negli USA , oppure solo in Inghilterra quel che succede. La Gran Bretagna  è un'isola. Si direbbe: ohibò, è facile controllare le entrate e invece no. Basta vedere in TV quel che succede a Calais. Arrivano dall'Iran, dall'Afghanistan, dalla Mongolia, fanno una vita da topi.  E' zeppa di clandestini. Oppure va in Marocco a Ceuta ( non verifico il nome della città spagnola sulla costa africana). Gli Spagnoli hanno costruito tre muri per impedire l'immigrazione clandestina, eppure non funziona. Ancora settimana scorsa ci sono state fughe. Gente disperata che tenta di tutto, pronta a corrompere e poliziotti, politici, sindaci, deputati corruttibili; Vedrai cosa succederà lì. Magari capita già, ma tu vivi in un paese del silenzio, dell'ipocrisia, delle bocche cucite.
Sono d'accordo con te: non succederà nulla, ma per me è triste. Il voto ticinese in particolare. Quello nazionale , il totale,  è un'altra cosa. Gli argomenti erano quelli di gente colta , avvertita, alla testa di un sistema politico che è quello che è, non perfetto, ma efficace. Non è il mio.  C'è un divario enorme tra Ginevra e il Ticino per esempio. La destra ginevrina è nauseabonda  però non scema. Si possono vedere su Internet, nel sito dello stato di Ginevra, i risultati per comune . I pochi che hanno votato per il contingentamento sono tutti quelli di estrema destra, facilmente localizzabili. Li vedo benissimo. Onex non è in quella zona. 
Purtroppo se si votasse nelle macro-democrazie si avrebbe un risultato analogo o peggiore e per questa ragione il sistema politico democratico è costruito in modo diverso ed obbliga i responsabili politici, sindacali, culturali a ragionare in un altro modo. Il popolo no; Ubbidisce, è manipolabile, ha paura.
Come puoi dire che c'è molta apertura nel Ticino ? 80 000 voti contro 30 000 . E' questo il popolo al quale alludi? Bel popolo. Se si ha paura occorre spiegarla, uscire dagli aneddoti, discuterne, trovare soluzioni alternative, impostare politiche adeguate.  Raddoppiare il numero delle guardie di frontiera? Chi paga? A Ginevra si andava dalla Svizzera alla Francia senza nessun controllo. Non c'erano guardie ai valichi tranne che in un paio, noti a tutti. Nel Ticino quando vengo mi sento in prigione. Passo da Brissago, da Ponte Tresa, da Brogeda, da Stabio e ti controllano. Cosa è cambiato? Lo sai anche tu che senza frontalieri l'economia cantonale andrebbe a rotoli. Chi lavorerebbe negli ospedali, nelle urgenze? Conosco un sacco di gente che lo fa a Locarno e sta di casa a Cannobio: avanti e indietro tutti i giorni. Pagata normalmente non c'è che dire. Da dove venivano le badanti del papà di Tere? Pagate non in nero , anche le tasse. Italiane frontaliere. Ma lasciamo perdere. Ormai quel che conta sono altre cose. Io sto qua , egoista, evito lo squallore, aspetto la fine, guardo la miseria e la povertà che ci sono qui, studio il mondo nel quale ho lavorato per 21 anni. Però mi piace quel che hai fatto e fai. Quel coraggio io non l'ho avuto.
Mi fa nausea l'ipocrisia, la falsità, la stupidità. Quella elvetica la conosco bene. Non la sopporto. Qui sono in una metropoli, nessuno mi conosce, sono un buon contribuente e faccio l'affar mio nell'attesa della fine.

P.S.: Ho citato Onex perché quando il fratello era sindaco di Massagno c'è stato il gemellaggio tra Massagno (periferia di Lugano) e Onex, città periferica di Ginevra.

samedi 18 janvier 2014

Chega de Saudade

Un brano che vent'anni fa  suonavo al sax e che so ancora canticchiare anche se il sax non lo posso più suonare nell'appartamento di Parigi. Sensazione di tristezza questa sera dopo avere letto sul Corriere del Ticino che l'associazione svizzera degli insegnanti ha preso posizione contro le esigenze del programma Harmos concernenti l'insegnamento delle lingue straniere nella scuola elementare. Non spiego qui cosa sia Harmos. Coloro che conoscono la politica scolastica elvetica lo sanno.  Chi non lo sa magari trova una spiegazione su Google.
Di solito non penso più a quel che succede nel campo scolastico elvetico dove sono stato attivo  per alcuni anni. Ho rimosso dalla memoria anche gli otto anni ginevrini che hanno concluso la mia vita professionale.
Questo accenno ad Harmos e ai tentativi di realizzare un sistema di valutazione empirica dell'istruzione nello spazio scolastico elvetico riportano a galla dentro di me quanto ho provato durante il mio ultimo soggiorno elvetico a Ginevra : delusioni, un sentimento di sradicamento, di estraneità, enormi difficoltà a trovare punti di riferimento che mi erano noti in precedenza. Ho avuto la sensazione di essere caduto in un mondo chiuso a riccio, orgoglioso, convinto della propria superiorità, almeno nel campo scolastico. Le scuole ginevrine non sono malvagie anche perché dispongono di molte risorse, hanno alle spalle una tradizione pedagogica considerevole, molto attrezzato dove si realizzano programmi sorprendenti. Il sistema scolastico ginevrino è un piccolo sistema. Proprio per questa ragione è facile capirlo. I miei anni ginevrini mi hanno permesso di conoscere meglio le scuole, di incontrare direttori di scuola e insegnanti che operavano sul terreno , di capire come si difendevano dall'amministrazione, di comprendere come fosse arduo modificare le mentalità e le tradizioni imperanti nella scuola, di osservare dal vivo le strategie messe in atto dalle scuole, dagli insegnanti, per difendersi, di constatare il contrasto tra narrazione prodotta dall'apparato scolastico, in particolare dalla base, e  constatazione delle famiglie che mandano i figli a scuola, che collegano i comportamenti scolastici della prole con i loro ricordi personali.

In questo periodo ho anche scoperto altri aspetti della cultura elvetica dopo una ventina d'anni di lavoro a Parigi all'OCSE. Quando ero a Berna , negli anni Settanta, il clima socio-politico era diverso Berna era allora, almeno dal punto di vista elvetico, assai distante da Ginevra. Credo lo sia ancora ora. Era come se questi due mondi fossero del tutto diversi. In quegli anni ero giovane e forse non ho fatto attenzione a particolari comportamenti nel mondo dell'amministrazione federale a Berna dove lavoravo. Ho avuto anche là qualche sorpresa spiacevole ma non vi ho fatto molto caso. A Ginevra, dopo l'esperienza internazionale, invece i comportamenti dei collaboratori e dei subalterni erano diventati per me più trasparenti, più leggibili. Con l'esperienza e con l'età si apprende a vivere. Fui soprattutto colpito dall'importanza riservata nel mondo ginevrino alla gerarchia, al principio di autorità. Molta subordinazione, tanta ipocrisia ( mi dispiace dirlo) nei confronti all'autorità, che è  rispettata in modo formale. Non ero abituato  nel periodo passato all'OCSE a vivere quotidianamente in una simile atmosfera di lavoro. Nel mondo dell'OCSE convivevano due culture entrambe di origine anglosassone: la durezza e la brutalità del disaccordo espresso faccia a faccia, pochi formalismi,  e una ipocrisia nelle relazioni professionali raffinata, difficile da rilevare. A Ginevra invece quest'ultima era palpabile e occorreva prenderla in conto per realizzare qualcosa. Fu per me una grande lezione rendermi conto che le procedure democratiche rendevano assai ardua qualsiasi trasformazione, che la società non si modella a piacimento, che la vita collettiva è esigente , che è  molto meno manipolabile con strumenti non tradizionali, che occorre un lungo apprendistato per impadronirsi di questi strumenti, per fare leva sulle forze e gli argomenti che convincono e creano una maggioranza. Ma a questo punto sono andato in pensione, ho ora più tempo per osservare la vita sociale, per leggere, per cullarmi con l'ascolto di "Chega de Saudade" dentro di me e magari, tipico effetto di questi anni, per rivangare un passato tramontato.