Ho appena finito di leggere il libro di Eric Debarbieux intitolato appunto "Ne tirez pas sur l'école", Sottotitolo: "...Réformez-la vraiment". Editore Armand Colin, Parigi , uscito nel settembre di quest'anno.
Debarbieux insegna ora all'università di Creteil (periferia di Parigi) ed è stato per alcuni anni , delegato nazionale francese alla lotta contro la violenza scolastica, fuori e dentro le scuole. Di solito non leggo libri di pedagogia , ma questo di Dedarbieux mi intrigava, anche perché l'autore aveva scritto cose eccellenti sulla violenza scolastica. Il libro mi ha deluso. E' in realtà un pamphlet di difesa del corpo insegnante e di critica contro i tradizionalisti e gli anti pedagogisti. Piuttosto filo-governativo, nel senso che elogia parecchie decisioni ministeriali, ossia del centro o del livello scolastico più elevato, cioè il Ministero dell'Educazione Nazionale, che gestisce l'immenso apparato della scuola statale francese ( più di un milione di persone lavorano in questo servizio). Qua e là nel volume si difendono le molteplici decisioni in favore dell'inclusione degli studenti in gravi difficoltà scolastiche e in parecchie occasioni l'autore attacca i tradizionalisti , gli anti-pedagogisti, che rivendicano un ritorno alla scuola del passato. Con argomenti talora convincenti si dimostra che l'inclusione non è affatto una zavorra che frena i migliori. A questo riguardo l'autore cita a più riprese, senza nessuna distanza critica, i risultati dei quindicenni francesi nell'indagine internazionale PISA e ne accetta il responso: i risultati dei Francesi sono quelli di un sistema scolastico non eccelso, né strepitoso né, pessimo. Questa classifica va accettata e lui è uno dei rari in Francia che l'accettano, che ne parla, ma che non tira conclusioni catastrofiche. Mi vengono in mente le analisi di Denis Meuret, un economista che ha insegnato all'università di Digione, il quale ha pure esaminato in modo molto più approfondito i punteggi dei quindicenni francesi nell'indagine PISA e li ha interpretati in un'ottica comparata, mettendo in evidenza i punti deboli, i difetti, della scuola francese. Il divario tra i due è enorme, anche se qua e là i due si assomigliano , quando per esempio comparano i punteggi del sistema scolastico del Québec con quello francese.
Debarbieux si è formato nel settore che un tempo si chiamava la scuola speciale, ossia nei servizi che cercano di evitare l'affondamento degli studenti, che li aiutano a stare a galla. E' favorevole a una scuola inclusiva, alle classi eterogenee, nelle quali convivono studenti forti e studenti deboli; L'inclusione è un compito immane anche se le percentuali del numero di studenti bisognosi di aiuto non è elevatissimo. I casi sono pero`molto complessi. Occorre essere preparati e forti non solo professionalmente ma anche mentalmente per tenere classi di pochi studenti totalmente persi, sbandati, restii a apprendere; isolati talora in casa, spesso nella scuola, sempre nella società; Molti casi sono gravi , con studenti caratteriali, con problemi di comportamento, di inserimento sociale. Poi si è occupato di violenza scolastica , ha ampliato gli orizzonti e nel libro tratta della violenza in seno alle scuole, quella che esiste tra gli adulti dentro le scuole. Nel suo passato ha avuto un'esperienza nelle scuole di Freinet e se ne serve per mostrare tutta l'efficacia della cooperazione tra dirigenti, tra dirigenti e insegnanti,tra insegnanti e famiglie, e via dicendo. Ma anche la cooperazione non è semplice da gestire e da promuovere. Elogia i provvedimenti del Ministero che favoriscono questa prassi e denuncia la mancanza di mezzi.
Nondimeno il suo cavallo di battaglia restano gli anti-pedagogisti. Debarbieux non li sopporta e difende i pedagogisti che per lui sono la scuola russoniana, la nuova pedagogia, Non cita le scoperte dei costruttivisti e difende a spada tratta le valutazioni che sono uno strumento per conoscere la realtà scolastica.
Per me Debarbieux resta ambiguo soprattutto quando parla di formazione iniziale degli insegnanti negli ultimi capitoli. E' molto astratto, parecchio teorico, privo di dati sicuri che né in Francia né in Italia ci sono ma che nelle università USA si producono sui modelli di formazione iniziale e in servizio degli insegnanti. Non solo teoria ma messa alla prova, raccolta di misure. Ci vuole ingegno, perspicacia per farlo. Leggendolo, si capisce che la riforma della scuola sarà lentissima, che richiederà parecchio tempo, molto di più di quello che avevo pronosticato. Qualcosa cambia, non tutto quel che si fa è errato, i fondi mancano ma si può produrre molto con poco o nulla, i dati ci sono, si è cominciato a interpellare la realtà e a raccogliere informazioni su situazioni che un tempo si davano per scontate o peggio ancora come incommensurabili.
mardi 31 octobre 2017
samedi 24 juin 2017
Il blog dell'OCSE sull'educazione
In una settimana il blog sull'educazione dell'OCSE ha pubblicato quattro post . I post sono contributi corti, di quattro pagine di solito , nei quali ci si concentra su alcuni temi a proposito dei quali si può' dire qualcosa di politico traendo osservazioni dai progetti sulla scuola dell'OCSE e soprattutto dalla miniera di dati comparati raccolti con l'indagine PISA. Adesso si sfruttano le informazioni fornite nell'indagine PISA del 2015 che verteva principalmente sulla cultura scientifica e aveva un addentellato sulle conoscenze elementari di economia e finanze dei quindicenni . Test tra l'altro molto bello Il blog e' in inglese. Non esiste una versione in italiano.
Ecco i quatto post di questa settimana:
Ecco i quatto post di questa settimana:
Rethinking the learning environment by Rose Bolognini
http://oecdeducationtoday.blogspot.fr/2017/06/rethinking-learning-environment.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+EducationtodayBlog+(educationtoday+blog
Il post presenta i risultati di un progetto del CERI sui contesti scolastici (Innovative Learning Environments )
Priming up for primary school by Andreas Schleicher
http://oecdeducationtoday.blogspot.fr/2017/06/rethinking-learning-environment.html
Post del capo della Direzione dell'educazione dell'OCSE ehe commenta il primo insieme di indicatori comparati dell'OCSE sull'educazione prescolastica
Studying more may not make you a top-performer by Hélène Guillouel
http://oecdeducationtoday.blogspot.fr/2017/06/studying-more-may-not-make-you-top.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+EducationtodayBlog+(educationtoday+blog)
Post che sfrutta i dati dell'indagine PISA gia' trattati da PISA in Focus No. 73. Gli studenti studiano anche in Finlandia.
Who makes it into PISA? by Nicholas Spaull
http://oecdeducationtoday.blogspot.fr/2017/06/who-makes-it-into-pisa.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+EducationtodayBlog+(educationtoday+blog)
Altro post che sfrutta la miniera di dati più' o meno comparabili dell'indagine PISA, in questo caso dell'indagine PISA 2015. Il post e' tecnico e tratta appunto di comparabilità', di classifiche . Mostra come i risultati della Turchia, del Messico, dell'Indonesia, del Vietnam possono essere interpretati in modo diverso se si tiene conto delle politiche scolastiche nazionali.
Tra questi quattro post mi soffermerei sul primo e sul terzo, Il post di Schleicher sull'educazione prescolastica riprende con dati alla mano una lunga serie di progetti dell'OCSE sull'educazione prescolastica iniziata allOCSE nel 1975 . Gia' allora si sapeva che i programmi di educazione prescolastica erano benefici . Ma a quei tempi si riteneva che per riuscire ci volessero politiche sociali intersettoriali. Adesso ci si concentra sulle politiche scolastiche . Non a caso si parla di scuole materne e non di educazione prescolastica. L'obiettivo principale condiviso dalla classe politica e' la preparazione alla scolarita' vera e propria, ossia la metamorfosi del bambino in discepolo, in scolaro. Si ritiene che forse in questo modo si riusciranno a ottenere più risorse per l'educazione prescolastica che gradualmente diventa' obbligatoria. Un'altra via per estendere i sistemi scolastici.Si inizia prima "la scuola" , mentre il miglioramento delle condizioni di vita dei poveri, dell'alloggio, della sanità per i piccoli, sono altri problemi. Oggigiorno si da' per scontato che le scuole materne sono un elemento del sistema scolastico. Nel 1975 ci si chiedeva se i Ministeri dell'Istruzione fossero competenti per attuare politiche intersettoriali per l'infanzia.
L'accountability: può risolvere i problemi della scuola?
Nel blog della fondazione USA "Brookings Institution" ( Articolo in inglese, cliccare sulla dicitura per accedere all'originale) ci si chiede se la rendicontazione , ossia se la trasparenza, o l'obbligo di rendere conto sono una soluzione per migliorare la scolarità'. La risposta data da due collaboratori della fondazione e' equilibrata: forse, talora, può succedere ma di per se' non basta. Dunque e' inutile fondare grandi speranze anche sulla "accountability " . A parte le difficolta' che si incontrano per attuarla, l'accountability non risolve i problemi della scolarizzazione, ossia non concorre a migliorare la media dei risultati scolastici come si misura oggigiorno. Ci vuole altro. Nondimeno l'accountability e' un miraggio affascinante, accecante. Certamente laddove si riesce a attuarla qualcosa di buono succede. Ma la ricetta non e' universale e la politica scolastica deve correre alquanto non dico per imporla ma per attuarla. Imporre e' relativamente facile quando si padroneggiano le leggi dell'amministrazione statale e quando si controlla la propria maggioranza politica; attuarla e' invece un altro paio di maniche come lo dimostra il debole contagio dell'accountability nel settore privato.
vendredi 14 avril 2017
La lezione di domani ( ovverosia come saranno le lezioni di domani?)
E’ davvero interessante seguire cosa succede nel Quebec e in talune province canadesi (non in tutte) nel settore scolastico. A inizio aprile (dal 31 marzo al 2 aprile) a Montreal si e’ svolto un congresso sul tema « La lezione di domani ». Titolo bizzarro perché' presuppone che ci saranno sempre lezioni nelle scuole. Ne ha parlato Ninon Louise Lepage nel sito di "L'école branchée" ( http://ecolebranchee.com/auteur/ninonlouiselepage/)
i metodi pedagogici tradizionali non funzionano più. Alcuni anni fa ( se non erro nell 2010) se ne era discusso a Torino in un convegno della Fondazione San Paolo che si era occupato di un giorno di scuola nel 2020. Lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione galoppa e tutti possono constatare che le giovani generazioni non apprendono più come quelle di una volta e nemmeno come le generazioni adulte odierne quando erano giovani. Si reagisce diversamente, si argomenta in altro modo, si e’ meno pazienti , ma i sistemi scolastici restano sempre molto ingiusti. Sul fondo poco e' cambiato anche se l'OCSE con l'indagine PISA dimostra che si può coniugare eccellenza e qualità', ma "vende"modelli scolastici ambigui e molto diversi tra loro come quello coreano e quello finlandese.
Nel convegno di Montreal non si e’ più parlato di apprendimento. Ancora una volta si constata che le lezioni o il tempo passato a scuola per acquisire il sapere scolastico e le conoscenze formali,( inutile parlare di classe perché la classe scompare poco per volta) per molta gente che opera nelle scuole o che va scuola, sono l’ultima ruota del carro. Importa invece formare cittadini impegnati, critici, lucidi, in grado di scuotere, di argomentare e di cooperare nell’esecuzione di un compito collettivo. Inoltre si ripete a iosa che la generazione che si trova oggigiorno sui banchi di scuola sara’ confrontata una volta entrata nella vita attiva ( cosi’ si dice per indicare la vita professionale) a comportamenti inediti. Ma e’ sempre stato cos’i almeno nell’epoca industriale. Mi ricordo di uno zio attivo nella telefonia che nel corso della vita professionale dopo il 1930 ha dovuto cambiare più volte le sue abitudini di lavoro e apprendere mestieri diversi. Del resto le mie segretarie agli inizi della mia vita professionale non conoscevano ne’ fax ne’ computer e hanno dovuto adattarsi, ossia apprendere a servirsi delle TIC e a lavorare in modo diverso anche dopo avere oltrepassato i cinquant’anni. Dunque oggigiorno nel sistema scolastico si scopre l’America e si parla esplicitamente di sviluppo delle competenze. Ma il sapere formale ,le conoscenze astratte dove sono andate a finire? Scordate? Non servono più oppure si evidenziano solo di tanto in tanto quando si parla di crisi? In ogni modo insegnanti e esperti di pedagogia non parlano d’altro che di competenze. Questo e’ successo anche a Montreal. Una delle competenze e’ la perseveranza che un tempo era un elemento centrale nell’apprendimento scolastico. Oggi si insegna la perseveranza ma non la si pratica più come una volta perché’ le giovani generazioni perdono l’interesse per quanto fanno, molto in fretta. perché' l’apprendimento scolastico non e’ più vissuto come un’ascesi , un sacrificio e questo e’ senz’altro un progresso , frutto di centinaia di indagini sullo sviluppo dell’intelligenza e le modalità di apprendimento, ma in taluni sistemi scolastici,almeno in alcuni, si e’ passati con armi e bagagli sul fronte opposto e si ignora tranquillamente che l'apprendimento formale non e' affatto naturale, che l’apprendimento scolastico e’ fors’anche qualcosa d’altro, che non si apprende fuori dalla scuola quanto si apprende a scuola ( vale pero' pure il contrario). La prova e’ che alla fin fine la selezione scolastica opera sempre a vantaggio di taluni e non di altri, nonostante il progresso considerevole della scolarizzazione. Mai infatti nella storia dell’umanità’ percentuali elevate di giovani hanno studiato a lungo nelle scuole, hanno conseguito un livello di conoscenze formali, sancito da diplomi scolastici, elevato
lundi 27 mars 2017
Le Charter schools hanno 25 anni
Le prime Charter Schools negli USA sono state inaugurate 25 anni fa. Si trattava di un tentativo per rendere le scuole statali più autonome. Negli USA le scuole statali fruiscono di poca autonomia; esse sono infatti inquadrate dai distretti scolastici e dagli Stati. Il regime federalista che vige nell'ambito scolastico statale USA toglie molta autonomia e indipendenza alle scuole.
L'idea alla base della proposta era interessante. Le scuole sarebbero state libere di impostare l'insegnamento a loro piacimento ma in compenso avrebbero dovuto gestire da sole tutti i costi di funzionamento della una scuola. Infatti agli istituti scolastici candidati a diventare Charter si sarebbe versato un capitale equivalente al calcolo del costo della scuola stabilito in funzione del costo pro capite di ogni alunno. Alle scuole spettava poi il compito di arrangiarsi e di decidere come utilizzare il malloppo.
A che punto si e' ora , 25 anni dopo?
Ne parla in un articolo Brian Jacob professore di politica scolastica alla Michigan University
(testo in inglese, consulente presso il Brookings Institute a Washington: https://feedly.com/i/entry/qyB+4hq9O++v4j3CBPyjWc931uH/3L3cJYpG5m+m+q0=_15b0f2da6fd:2a1bc36:5d3506aehttps://feedly.com/i/entry/qyB+4hq9O++v4j3CBPyjWc931uH/3L3cJYpG5m+m+q0=_15b0f2da6fd:2a1bc36:5d3506ae).
Il movimento delle Charter Schools e' cresciuto e in questo momento ci sono 6000 scuole Charter negli USA ( non molte se si pensa al numero delle scuole USA) e ha soprattutto cambiato di natura. Le Charter Schools non sono più una proposta per rendere le scuole statali più coraggiose ma un affare che permette a enti privati e alle chiese di aprire, grazie anche alla tolleranza delle leggi adottate in alcuni Stati per autorizzare l'apertura di Charter Schools, proprie scuole. Insomma il quadro globale e' torbido e si può' dire che le Charter Schools abbiano perso le smalto iniziale ( alcuni difensori a spada tratta del servizio scolastico statale sostengono anche che non lo hanno mai avuto). Per anni , ma questo elemento vale tuttora, si e' dibattuto sulla bontà' delle Charter Schools rispetto alle scuole statali tradizionali.
Jacob cita svariate indagini recenti sulle Charter Schools, indagini di nuovo tipo, più rigorose, più dettagliate secondo le quali la qualità' e l'efficacia delle Charter Schools in questi ultimi tempi e' migliorata ma la media delle prestazioni delle Charter Schools non supera quella delle scuole statali tradizionali. Ci si sarebbe aspettato qualcosa di più'. E' tra latro sorprendente constatare che le migliori Charter Schools del Texas. ( L'indagine sulle Charter Schools nel Texas si trova qui: https://dl.dropboxusercontent.com/u/35897769/bchr_evolution.pdf. ) appartengono al movimento "Non ci sono scuse" ( in inglese " No Excuse") che adotta nelle scuole un regime molto autoritario, molta disciplina, esigenze elevate, molte ore di scuola ( si può fare l'associazione con le scuole coreane o polacche vantate dall'OCSE).
Anche nella Carolina del Nord le constatazioni sono pressapoco identiche a quelle fatte nel Texas, Dopo il 2000 le Charter Schools della Carolina del Nord sono migliorate, la popolazione studentesca che frequenta le Charter Schools e' cambiata, ci sono tra gli iscritti studenti eccellenti, il turnover degli studenti e' calato e le prestazioni degli studenti misurate con i test sono pari a quelle degli studenti nelle scuole statali tradizionali in inglese e leggermente migliori in matematica.
Peccato che stia andando on questo modo. Forse pero' questo e' inevitabile, I cambiamenti nel mondo scolastico sono lenti, le resistenze feroci, la politicizzazione e' inevitabile. Le Charter Schools negli USA sono diventate un tema polemico e politico. In molto Stati la rivendicazione di scuola libere, autonome , viene dal centro destra mentre le forze della sinistra si schierano a difesa delle scuole statali.
L'idea alla base della proposta era interessante. Le scuole sarebbero state libere di impostare l'insegnamento a loro piacimento ma in compenso avrebbero dovuto gestire da sole tutti i costi di funzionamento della una scuola. Infatti agli istituti scolastici candidati a diventare Charter si sarebbe versato un capitale equivalente al calcolo del costo della scuola stabilito in funzione del costo pro capite di ogni alunno. Alle scuole spettava poi il compito di arrangiarsi e di decidere come utilizzare il malloppo.
A che punto si e' ora , 25 anni dopo?
Ne parla in un articolo Brian Jacob professore di politica scolastica alla Michigan University
(testo in inglese, consulente presso il Brookings Institute a Washington: https://feedly.com/i/entry/qyB+4hq9O++v4j3CBPyjWc931uH/3L3cJYpG5m+m+q0=_15b0f2da6fd:2a1bc36:5d3506aehttps://feedly.com/i/entry/qyB+4hq9O++v4j3CBPyjWc931uH/3L3cJYpG5m+m+q0=_15b0f2da6fd:2a1bc36:5d3506ae).
Il movimento delle Charter Schools e' cresciuto e in questo momento ci sono 6000 scuole Charter negli USA ( non molte se si pensa al numero delle scuole USA) e ha soprattutto cambiato di natura. Le Charter Schools non sono più una proposta per rendere le scuole statali più coraggiose ma un affare che permette a enti privati e alle chiese di aprire, grazie anche alla tolleranza delle leggi adottate in alcuni Stati per autorizzare l'apertura di Charter Schools, proprie scuole. Insomma il quadro globale e' torbido e si può' dire che le Charter Schools abbiano perso le smalto iniziale ( alcuni difensori a spada tratta del servizio scolastico statale sostengono anche che non lo hanno mai avuto). Per anni , ma questo elemento vale tuttora, si e' dibattuto sulla bontà' delle Charter Schools rispetto alle scuole statali tradizionali.
Jacob cita svariate indagini recenti sulle Charter Schools, indagini di nuovo tipo, più rigorose, più dettagliate secondo le quali la qualità' e l'efficacia delle Charter Schools in questi ultimi tempi e' migliorata ma la media delle prestazioni delle Charter Schools non supera quella delle scuole statali tradizionali. Ci si sarebbe aspettato qualcosa di più'. E' tra latro sorprendente constatare che le migliori Charter Schools del Texas. ( L'indagine sulle Charter Schools nel Texas si trova qui: https://dl.dropboxusercontent.com/u/35897769/bchr_evolution.pdf. ) appartengono al movimento "Non ci sono scuse" ( in inglese " No Excuse") che adotta nelle scuole un regime molto autoritario, molta disciplina, esigenze elevate, molte ore di scuola ( si può fare l'associazione con le scuole coreane o polacche vantate dall'OCSE).
Anche nella Carolina del Nord le constatazioni sono pressapoco identiche a quelle fatte nel Texas, Dopo il 2000 le Charter Schools della Carolina del Nord sono migliorate, la popolazione studentesca che frequenta le Charter Schools e' cambiata, ci sono tra gli iscritti studenti eccellenti, il turnover degli studenti e' calato e le prestazioni degli studenti misurate con i test sono pari a quelle degli studenti nelle scuole statali tradizionali in inglese e leggermente migliori in matematica.
Peccato che stia andando on questo modo. Forse pero' questo e' inevitabile, I cambiamenti nel mondo scolastico sono lenti, le resistenze feroci, la politicizzazione e' inevitabile. Le Charter Schools negli USA sono diventate un tema polemico e politico. In molto Stati la rivendicazione di scuola libere, autonome , viene dal centro destra mentre le forze della sinistra si schierano a difesa delle scuole statali.
vendredi 24 mars 2017
Selezione dei candidati all'insegnamento
Si potrebbe dire che questa e' l'araba fenice della formazione degli insegnanti. Coloro che vogliono diventare insegnanti dovrebbero per prima cosa essere valutati e selezionati . Non tutti possono diventare insegnante. Si suppone che una buona selezione in entrata ( cosi' si dice nel gergo scientifico) permetta di migliorare globalmente la qualità' degli insegnanti. Detto e fatto? No, perche' non e' affatto facile selezionare i candidati all'insegnamento. Ci sono test a iosa di personalità ma nessuno ha dato fin qui soddisfazione. Se si fosse scoperto il test inappuntabile lo si saprebbe e tutti lo applicherebbero. Non e' purtroppo il caso. Quindi "cave canem": le soluzioni più attraenti non sono quelle più giuste e efficaci.
In questi giorni il Centro nazionale USA sulle politiche scolastiche ( Acronimo NCEP ) con sede presso la scuola di dottorato in educazione dell'Universita' del Colorado a Boulder ha pubblicato un documento molto critico riguardo a un'indagine del " National Council on Teacher Quality" che e'un ente privato USA costituito nel 2000 e molto vicino alla fondazione conservatrice Thomas Fordham che milita a favore delle Charter Schools. Nel documento si asserisce che per migliorare la qualità' degli insegnanti basta elevare gli standards di ammissione alla formazione iniziale . Il documento in inglese si può consultare qui :
http://nepc.colorado.edu/thinktank/review-admissions
L'esame del documento e' stato effettuato da un gruppo condotto dalla prof,ssa Marilyn Cochran-Smith personalità' molto nota nel settore scolastico negli USA, che insegna al Boston College. Il documento di valutazione prodotto dal NEPC lo si può consultare qui;
http://nepc.colorado.edu/thinktank/review-admissions
Gli esaminatori ritengono che il documento del NCTQ non fornisce gli elementi necessari per sostenere le raccomandazioni fornite nel testo. Il documento sarebbe assai debole poiché esprime molte affermazioni senza suffragarle da prove inconfutabili che dimostrerebbero la validità' di criteri più severi di selezione dei candidati all'insegnamento. Ogni raccomandazione si basa su un paio di citazioni che sono come la ciliegina sulla torta mentre si ignora la montagna di indagini svolte sulla questione che forniscono per esempio prove contrastanti e che indicano come la questione sia assai più complessa di quanto il documento suggerisca. Per finire si afferma che il documento del NCTQ non serve gran che. In ogni modo e' poco utile come guida per i responsabili politici.
In questi giorni il Centro nazionale USA sulle politiche scolastiche ( Acronimo NCEP ) con sede presso la scuola di dottorato in educazione dell'Universita' del Colorado a Boulder ha pubblicato un documento molto critico riguardo a un'indagine del " National Council on Teacher Quality" che e'un ente privato USA costituito nel 2000 e molto vicino alla fondazione conservatrice Thomas Fordham che milita a favore delle Charter Schools. Nel documento si asserisce che per migliorare la qualità' degli insegnanti basta elevare gli standards di ammissione alla formazione iniziale . Il documento in inglese si può consultare qui :
http://nepc.colorado.edu/thinktank/review-admissions
L'esame del documento e' stato effettuato da un gruppo condotto dalla prof,ssa Marilyn Cochran-Smith personalità' molto nota nel settore scolastico negli USA, che insegna al Boston College. Il documento di valutazione prodotto dal NEPC lo si può consultare qui;
http://nepc.colorado.edu/thinktank/review-admissions
Gli esaminatori ritengono che il documento del NCTQ non fornisce gli elementi necessari per sostenere le raccomandazioni fornite nel testo. Il documento sarebbe assai debole poiché esprime molte affermazioni senza suffragarle da prove inconfutabili che dimostrerebbero la validità' di criteri più severi di selezione dei candidati all'insegnamento. Ogni raccomandazione si basa su un paio di citazioni che sono come la ciliegina sulla torta mentre si ignora la montagna di indagini svolte sulla questione che forniscono per esempio prove contrastanti e che indicano come la questione sia assai più complessa di quanto il documento suggerisca. Per finire si afferma che il documento del NCTQ non serve gran che. In ogni modo e' poco utile come guida per i responsabili politici.
mercredi 22 mars 2017
Sindacati insegnanti inglesi
Mega fusione nel mondo dei sindacati degli insegnanti inglesi. Ne parla il servizio scolastico della BBC( testo in inglese: http://www.bbc.com/news/education-39351936).
Si tratta di una mega-fusione tra due fortissimi sindacati: il NUT ( National Union of Teachers) e l' Association of Teachers (ATL). il nuovo sindacato degli insegnanti si chiamera' National Education Union ( acronimo NEU) e contera' più di 500.000 insegnanti. La NEU sarà' il sindacato degli insegnanti più potente di Europa e si può gia' sin da ora supporre che gli insegnanti inglesi detteranno legge sul piano europeo. Si deve sapere che le organizzazioni
sindacali sono regolarmente consultate sia dall'UE che dall'OCSE o dall'UNESCO e che hanno un'attività' internazionale per nulla trascurabile. Spesso sono presi sottogamba da queste consultazioni molto formali, ma ogni tanto le rappresentazioni sindacali internazionali riescono a dire la loro sui progetti scolastici che sono loro sottoposti . Qui sta uno dei problemi. Spesso i temi sui quali si richiede il parere dei sindacati degli insegnanti sono temi marginali. La consultazione e' una farsa.
La fusione e' il frutto di una consultazione della base. Il 25% dei membri dell'ATL ha espresso un parere favorevole alla fusione e il 25% dei membri del NUT pure. Le percentuali sono più elevate se si considera il numero degli insegnanti che hanno votato.
I due sindacati raggruppano insegnanti delle scuole primarie e secondarie.
Si ritiene che la fusione dei due sindacati di per se' molto combattivi non fara' altro che potenziare la voce sindacale nelle discussioni con il governo. Questo e' almeno l'intento della fusione e il parere dei due segretari generali rappresentati nella fotografia della BBC. Il governo inglese per anni ha soffiato sul fuoco e contrapposto le due forze sindacali, Ora non potrà più farlo.
Le mega-fusioni dei sindacati degli insegnanti sono rarissime. In genere succede il contrario. Gli insegnanti si dividono in gruppi disciplinari o di categoria per difendere a spada tratta interessi particolari. Questa frammentazione favorisce indubbiamente il gioco delle forze governative che possono sfruttare a loro agio le divisioni corporative del corpo insegnante. Apre pure sbocchi professionali inediti agli insegnanti. Non si diventa sindacalisti per caso. Un esempio e' l'odierno ministro italiano della Pubblica Istruzione che proviene dal mondo sindacale ma non da quello degli insegnanti.La mega fusione si spera dovrebbe produrre anche un miglioramento delle analisi sindacali sulla scolarizzazione e quindi potrebbe indurre il mondo accademico a interessarsi delle questioni poste dall'evoluzione e dal finanziamento dell'istruzione. Forse si vedranno analisi più raffinate sia da parte governativa che da quella sindacale a tutto beneficio della ricerca scientifica sulla scuola. Questo e' gia' successo negli USA dove i sindacati degli insegnanti gestiscono centri di ricerca scientifica propri che sfornano documenti brillanti.
Si può sperare che da questa fusione si esca dalla logica molto pragmatica delle rivendicazioni classiche dei sindacati degli insegnanti , troppo spesso concentrate sulla difesa del posto di lavoro, sulla moltiplicazione dei posti di lavoro, sulle retribuzioni, sui criteri di valutazione, sulla formazione iniziale degli insegnanti. Va anche detto che nel mondo inglese gli insegnanti hanno nel passato ottenuto vittorie consistenti come per esempio nel settore della formazione o dei piani di carriera, ma che spesso, nonostante scioperi rilevanti, gli insegnanti sono stati sconfitti, come per esempio nel caso della valutazione. I sindacati degli insegnanti inglesi non sono riusciti a impedire la pubblicazione sui quotidiani , da parte del governo dei punteggi conseguiti dalle scuole nei test.
Si tratta di una mega-fusione tra due fortissimi sindacati: il NUT ( National Union of Teachers) e l' Association of Teachers (ATL). il nuovo sindacato degli insegnanti si chiamera' National Education Union ( acronimo NEU) e contera' più di 500.000 insegnanti. La NEU sarà' il sindacato degli insegnanti più potente di Europa e si può gia' sin da ora supporre che gli insegnanti inglesi detteranno legge sul piano europeo. Si deve sapere che le organizzazioni sindacali sono regolarmente consultate sia dall'UE che dall'OCSE o dall'UNESCO e che hanno un'attività' internazionale per nulla trascurabile. Spesso sono presi sottogamba da queste consultazioni molto formali, ma ogni tanto le rappresentazioni sindacali internazionali riescono a dire la loro sui progetti scolastici che sono loro sottoposti . Qui sta uno dei problemi. Spesso i temi sui quali si richiede il parere dei sindacati degli insegnanti sono temi marginali. La consultazione e' una farsa.
La fusione e' il frutto di una consultazione della base. Il 25% dei membri dell'ATL ha espresso un parere favorevole alla fusione e il 25% dei membri del NUT pure. Le percentuali sono più elevate se si considera il numero degli insegnanti che hanno votato.
I due sindacati raggruppano insegnanti delle scuole primarie e secondarie.
Si ritiene che la fusione dei due sindacati di per se' molto combattivi non fara' altro che potenziare la voce sindacale nelle discussioni con il governo. Questo e' almeno l'intento della fusione e il parere dei due segretari generali rappresentati nella fotografia della BBC. Il governo inglese per anni ha soffiato sul fuoco e contrapposto le due forze sindacali, Ora non potrà più farlo.
Le mega-fusioni dei sindacati degli insegnanti sono rarissime. In genere succede il contrario. Gli insegnanti si dividono in gruppi disciplinari o di categoria per difendere a spada tratta interessi particolari. Questa frammentazione favorisce indubbiamente il gioco delle forze governative che possono sfruttare a loro agio le divisioni corporative del corpo insegnante. Apre pure sbocchi professionali inediti agli insegnanti. Non si diventa sindacalisti per caso. Un esempio e' l'odierno ministro italiano della Pubblica Istruzione che proviene dal mondo sindacale ma non da quello degli insegnanti.La mega fusione si spera dovrebbe produrre anche un miglioramento delle analisi sindacali sulla scolarizzazione e quindi potrebbe indurre il mondo accademico a interessarsi delle questioni poste dall'evoluzione e dal finanziamento dell'istruzione. Forse si vedranno analisi più raffinate sia da parte governativa che da quella sindacale a tutto beneficio della ricerca scientifica sulla scuola. Questo e' gia' successo negli USA dove i sindacati degli insegnanti gestiscono centri di ricerca scientifica propri che sfornano documenti brillanti.
Si può sperare che da questa fusione si esca dalla logica molto pragmatica delle rivendicazioni classiche dei sindacati degli insegnanti , troppo spesso concentrate sulla difesa del posto di lavoro, sulla moltiplicazione dei posti di lavoro, sulle retribuzioni, sui criteri di valutazione, sulla formazione iniziale degli insegnanti. Va anche detto che nel mondo inglese gli insegnanti hanno nel passato ottenuto vittorie consistenti come per esempio nel settore della formazione o dei piani di carriera, ma che spesso, nonostante scioperi rilevanti, gli insegnanti sono stati sconfitti, come per esempio nel caso della valutazione. I sindacati degli insegnanti inglesi non sono riusciti a impedire la pubblicazione sui quotidiani , da parte del governo dei punteggi conseguiti dalle scuole nei test.
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